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La parola accogliere deriva dalla presunta forma latina: accolligere, da colligere cogliere, raccogliere; a sua volta questo è composto da co- insieme e lègere raccogliere.
L’accoglienza può essere dunque considerata un’apertura: ciò che così viene raccolto o ricevuto viene fatto entrare – in una casa, in un gruppo, in sé stessi. Accogliere vuol dire mettersi in gioco. Chi accoglie rende partecipe di qualcosa di proprio, si offre, si spalanca verso l’altro diventando un tutt’uno con lui.
Tutti abbiamo una casa, ci sembra scontato, per la maggior parte di noi, è un fatto così normale che raramente ci fermiamo a considerare anche dal punto di vista dei significati profondi la nostra casa nella sua dimensione vitale, il significato che assume per il nostro essere. Nella realtà, però non è proprio così, molte persone vivono in condizione di povertà, soprattutto molti bambini vivono senza conoscere il significato di vivere in una casa perché vissuti sin dalla tenera età in orfanotrofi .Ed è per questo motivo che molte associazioni cercano attraverso i progetti di accoglienza di puntare a restituire un po’ di serenità a minori che l’hanno persa.
Una famiglia che accoglie è una famiglia capace di donare amore senza chiedere nulla in cambio, è quella che ospita il nuovo arrivato lo fa sentire a casa gli regala affetto sincero, ma è anche quella famiglia consapevole che alla fine del soggiorno saprà di doverlo lasciare andare. L’aspetto innovativo di questa pratica è sicuramente dettato dall’ inclusione a questo tipo di iniziativa alla categoria dei single. Essi infatti a differenza dell’ adozione, possono accogliere un minore e donargli tutto l’ amore possibile.

 

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